L’esistenzialismo nel Campione Eterno #2

Forse è il caso di riprendere quella chiacchierata sulle influenze esistenzialiste nelle opere di Michael Moorcock, che avevo iniziato a ottobre dell’anno scorso, in cui raccontavo come una sua risposta nel corso di un’intervista mi avesse offerto un orizzonte interpretativo tutto nuovo per le sue opere e, forse, anche per il fantasy eroico in generale. Avevo brevemente introdotto l’argomento, riportando quelle due cose che ricordo dalle superiori, e iniziato ad analizzare le scelte della prima delle tre incarnazioni di John Daker nel ciclo del Campione Eterno, ovvero Erekosë.

Liquidata la questione per cui era stato convocato, ovvero il sostegno in una guerra all’ultimo sangue di una delle due fazioni, l’eroe si gode il successivo periodo di pace, tra le braccia della sua amata. La guerra è ormai finita, grazie al suo intervento, anche se le cose non si sono svolte come egli aveva inizialmente pensato. Tuttavia a Erekosë, per qualche ragione ancora oscura,  è condannato alla consapevolezza del ricordo le sue precedenti incarnazioni e non trovare pace, e infatti dopo poco tempo riceve una nuova chiamata.

E incomincia così un nuovo capitolo della saga.

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Il migliore Star Trek (e oltre)

"Star Trek Beyond", locandina
… di quelli post-reboot!

Non so perché alla fine sia andato a vederlo, questo Star Trek – Beyond, dato che già dal trailer sembrava che avesse ben poco a che fare con il noto franchise e gli ultimi film fantastico-spacconi visti al cinema non si sono rivelati entusiasmanti*. In generale, è da qualche anno che ho l’impressione che tutto il filone avventuroso si sia incagliato, guadagnando sotto l’aspetto tecnico ma perdendo terreno sotto quello contenutistico. Mi chiedo anche però se l’impressione non sia legata al fatto che il modo di fare film è cambiato molto rispetto a quando ero piccolo e che magari già allora c’era chi lamentava un deterioramento di questo genere. Alla fine, comunque, mi sono deciso a vederlo e ne è uscito qualcosa di buono. Un post, per dirne una, cosa che non capita tutti i mesi. E anche un pizzico di rinnovata speranza (con cui spero di non inimicarmi troppe persone).

Facciamo prima un passo indietro.

Io non sono un trekker (e tantomeno un trekkie), ma ho visto tutti i film prodotti finora e buona parte delle serie televisive. Mi sono appassionato all’universo di Star Trek perché mi è sempre piaciuto l’aspetto avventuroso delle storie di Kirk e successori, anche se la prima serie che ho guardato, per ragioni anagrafiche, fu Star Trek: Voyager. Mi piaceva l’avventura, mi piacevano naturalmente anche i personaggi e le loro dinamiche. Con i film non sempre mi sono trovato entusiasta, ma ce ne sono almeno due o tre che rivedrei con un certo piacere. Ho vissuto il preciso momento storico in cui Star Trek ha vissuto una crisi, interrompendo serie e film per alcuni anni, fino al giorno in cui uscì nelle sale lo Star Trek di J. J. Abrams, che ripesca i suoi personaggi più famosi e li riporta sullo schermo con l’escamotage di una linea temporale alternativa: il cattivo di turno torna indietro nel tempo e da lì in poi l’universo che conoscevate prenderà strade diverse. La manna per i fan dell’ultima ora, scelta invece molto criticata da tutti gli altri.

Ma al di là di questo, J. J. Abrams e gli sceneggiatori (Roberto Orci e Alex Kurtzman) hanno il merito di aver riportato Star Trek al grande pubblico. Continua la lettura di Il migliore Star Trek (e oltre)

“Il cerchio celtico” di Björn Larsson

"Il cerchio celtico" - copertinaQuando esplose il fenomeno Larsson, di cui onestamente non ho mai osato affrontare i corposi volumi, conoscevo già un autore dello stesso nome, edito in Italia da Iperborea. Björn Larsson era autore di un libro di avventura con protagonista uno dei ceffi più rappresentativi della letteratura piratesca: Long John Silver. Dopo questo libro, che ho amato, in realtà non lessi più nulla di suo, fino a quest’anno, in cui mi sono trovato a visitare la Scozia e, allo stesso tempo, in possesso di un libro che con la Scozia aveva un legame particolare. E man mano che procedevo verso la fine mi sono reso conto che non ci sarebbe mai stato un momento migliore per leggerlo.

Sempre edito da Iperborea, Il cerchio celtico è ambientato perlopiù in Scozia, ma comincia in Danimarca, dove Ulf, svedese di origine ma da sempre amante del mare, vive nella sua barca a vela, il Rustica e da anni medita di salutare il lavoro e la vita “da cartellino” che conduce facendo il pendolare tra Danimarca e Svezia, per intraprendere un viaggio in solitaria verso le coste della Scozia, e di lì chissà fin dove. Succede però che la decisione arriva all’improvviso, quando irrompono nella sua vita MacDuff il “navigatore” (l’inseguitore) e il finlandese Pekka (l’inseguito), che lo coinvolgono in una faccenda fitta fitta di pericoli e segreti. Tra i due  c’è una donna, Mary, che entrambi cercano di salvare ma… no, non vi voglio raccontare tutto. La vicenda porterà finalmente Ulf a salpare per la Scozia (in pieno inverno!) per arrivare alle verità che si celano dietro alle disavventure di questi oscuri personaggi. Lo accompagnerà l’amico Torben, bibliofilo fino al midollo e amante del vino, attraverso i frangenti del Mare del Nord.

Ora, il viaggio è suddiviso in tre tappe: dalla Danimarca alla Scozia, attraverso il sopra citato mare, che di inverno è tutt’altro che amichevole; attraverso il Canale di Caledonia, il cui punto più suggestivo è sicuramente Loch Ness; al di là del Canale nelle vicine Ebridi, in particolare le isolette intorno a Mull. Se avete mai fatto un tour della Scozia, anche quelli che rinunciano alle Highland, potreste aver visto alcune di queste zone e conosciuto i diversi “tipi” di scozzesi che vi abitano, le piacevoli vedute paesaggistiche e i sapori locali. Se avete vissuto per pochi giorni la Scozia, qui la ritroverete. E la Scozia è uno dei tre punti cardine del romanzo. Gli altri due sono i Celti e la vela. E di vela, mi spiace, ne so poco o niente, per cui temo di essermi perso un terzo della bellezza di questo libro. Dei Celti, invece, qualcosa sapevo e il resto, be’, è ben raccontato. Continua la lettura di “Il cerchio celtico” di Björn Larsson

Video recensione di “Jaybird” di Lauri e Jaakko Ahonen

Ed ecco a voi, con un leggero ritardo, il nono episodio di Un libro in due , la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che ne ha parlato sul suo blog qualche giorno fa), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questa puntata parliamo di un libro dei finlandesi Lauri e Jaakko AhonenJaybird, che non è una graphic novel come tutte le altre ma, udite udite, è piaciuta molto a entrambi! La storia è quella di una piccola ghiandaia, chiusa in casa con sua madre e con una forte, fortissima “paura di vivere”, come spiega l’editore (Elara). Una storia new weird, in grado di stupire il lettore quasi senza fare uso di parole.

Inutile dire che è consigliatissimo!
(Quanto all’accenno a Indiegogo, ho poi scoperto che era proprio Jaybird a essere finanziata dai fan. Complimenti quindi ai due autori e alla fan base che ha creduto in loro!)

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube, sul libro che vorreste vedere da noi recensito tra due mesi esatti. Ce ne sono di tosti!

Buona visione!

Video recensione di “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino

Tarocchi - Il bagatto

Siamo arrivati all’ottavo episodio di Un libro in due , la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che ne ha parlato sul suo blog qualche giorno fa), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questa puntata parliamo di un libro di Italo CalvinoIl castello dei destini incrociati, che non è un romanzo né una raccolta di racconti, bensì due raccolte distinte, ma accomunate da una simile premessa: un gruppo di avventurieri radunati  in un luogo (castello e taverna, rispettivamente) situato al centro di una selva impenetrabile e privati della parola, che con il solo ausilio di un mazzo di tarocchi potranno raccontarsi le loro vicende. Questa volta non ci siamo avvalsi di altri media, solo del testo originale nell’edizione più recente Mondadori.

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube, sul libro che vorreste vedere da noi recensito tra due mesi esatti. Ce ne sono di tosti!

Buona visione!