Video recensione di “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino

Tarocchi - Il bagatto

Siamo arrivati all’ottavo episodio di Un libro in due , la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che ne ha parlato sul suo blog qualche giorno fa), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questa puntata parliamo di un libro di Italo CalvinoIl castello dei destini incrociati, che non è un romanzo né una raccolta di racconti, bensì due raccolte distinte, ma accomunate da una simile premessa: un gruppo di avventurieri radunati  in un luogo (castello e taverna, rispettivamente) situato al centro di una selva impenetrabile e privati della parola, che con il solo ausilio di un mazzo di tarocchi potranno raccontarsi le loro vicende. Questa volta non ci siamo avvalsi di altri media, solo del testo originale nell’edizione più recente Mondadori.

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube, sul libro che vorreste vedere da noi recensito tra due mesi esatti. Ce ne sono di tosti!

Buona visione!

“Italian way of cooking” di Marco Cardone

"Italian way of cooking" - copertinaItalian way of cooking è un libro che mi ha divertito dalla prima all’ultima pagina. Forse non l’avrei detto all’inizio, un po’ spiazzato dalla presentazione (“… romanzo horror, urban fantasy culinario…”) ma nonostante tutto incuriosito dal presupposto: un cuoco che di punto in bianco si mette a cucinar mostri. Ma è anche questo il bello di una sorpresa per un nuovo autore che finora non conoscevo e perciò sono felice di promuovere, chiedendogli di rispondere ad alcune domande in fondo al post.

Italian way of cooking è la storia di Nero, cuoco proprietario di un ristorante che non versa in buone acque, tra il calo dei clienti e una vecchia questione con delle tasse non pagate anni addietro. Nero è inoltre separato (o divorziato) e deve ogni tanto occuparsi anche dei figli, che insieme al ristorante, ai dipendenti e alle beghe con il fisco vede come tante catene che lo vincolano all’inesorabile declino della sua vita. Una sera però un mostro si intrufola nella loro casa, situata sopra il ristorante, e aggredisce il figlio più piccolo. Nero riesce a uccidere il mostro e tranquillizzare i bambini, tuttavia si trova di fronte al problema concreto di liberarsi della carcassa senza che gli provochi ulteriori problemi. E l’idea di provare a cucinare il mostro si rivelerà essere decisiva per il futuro della sua attività.

Se da una parte è presente, e sembra quasi scontato, l’elemento orrorifico, questo romanzo è più propriamente un urban fantasy, sebbene di ambientazione rurale, del tipo a cui forse in Italia non siamo molto abituati, o che forse non è mai stato presentato in questo modo. Nero è un eroe contemporaneo, che però ha molto poco di eroico; è un personaggio a tutto tondo, simpatico ma con difetti e debolezze e una serie di problemi molto concreti: la sua avventura è la ricerca di un modo per risollevare le sorti del locale, e magari conservare la propria casa. È quindi in un contesto (purtroppo) facilmente riconoscibile che spuntano i mostri, tutti presi dal folklore italiano, nuovi problemi e opportunità.

Italian way of cooking è un romanzo scorrevole, che si legge con gusto dall’inizio alla fine. La cucina, ovviamente, è un elemento fondamentale (in appendice c’è una serie di ricette raccolte in un contest di Letteratura Horror) e il lavoro di Nero viene descritto minuziosamente e con competenza. La lingua usata nei dialoghi è il vernacolo. Se ascoltare i personaggi di Lo chiamavano Jeeg Robot vi ha dato fastidio, questo libro potrebbe sortire lo stesso effetto. Tuttavia è la lingua che sentirei, da turista, nel Chianti, pertanto, dopo un primo spiazzamento, l’ho trovato molto naturale e apprezzato in quanto si sposa magnificamente con il tono della narrazione.

In conclusione, una novità che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati di cucina e di fantasy, che almeno una volta siano passati dalle colline toscane. Per tutti gli altri, un pensierino lo farei lo stesso.

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ALIA Evo 2.0

S"Alia EVO 2.0" - coverolo una segnalazione veloce,  stavolta. Di ALIA avevo già parlato, sia sul vecchio blog sia recensendo qui l’ultimo numero e dando spazio alla curatrice e autrice Silvia Treves di raccontarne la genesi e i più recenti sviluppi. ALIA nasce infatti come antologia cartacea di narrativa fantastica, per poi rinascere in digitale nelle ultime due uscite. Al suo interno potete ancora trovare ottimi racconti, alcuni anche piuttosto lunghi, di autori italiani noti e da scoprire.

Non è facile anticipare cosa aspettarvi, per cui non ci provo nemmeno. Ne parlerò a posteriori, cercando, dove possibile, di valorizzare i racconti più belli per incentivare la lettura. Ma dato che l’esperienza diretta è la migliore, non esitate a chiedere di ALIA nel vostro e-store di fiducia!

Ulteriori informazioni le potete trovare sul blog ALIA Evolution, per esempio dove acquistarlo e leggerne degli estratti.

 

Uomini d’acciaio, intellettuali e supercattivi

Il 2016 sarà l’anno dei supereroi che se le danno di santa ragione. Fra pochi giorni uscirà Batman v Superman, mentre a maggio sarà il turno di Captain America – Civil War. Se da una parte penso che i due supereroi DC abbiano raggiunto da decenni il rango di icone pop e, nonostante le molteplici metamorfosi sulla carta e sul grande schermo, suscitino un enorme interesse per il solo fatto di vederli in un unico film, dall’altra la Disney/Marvel ci ha abituati negli ultimi anni a un universo cinematografico (il Marvel Cinematic Universe o MCU) sempre più interconnesso e ricco, tanto che è difficile prevedere quale dei due andrà meglio. C’è chi dice che il vero fenomeno sia invece Deadpool, un prodotto a costo relativamente basso che punta più sul lato divertente dei fumetti, anziché questi kolossal fin troppo ridondanti. Non è un mistero tuttavia che l’MCU sia costruito sui grassi introiti di un pubblico che non sembra averne abbastanza, di supereroi. Ma non è dei film americani che vorrei parlare, poiché l’uscita che mi ha colpito di più, in questo 2016, è un film italiano: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

"Lo chiamavano Jeeg Robot" - Locandina

Lo chiamavano Jeeg Robot è ambientato in Italia. Nella capitale, per la precisione. Enzo Ceccotti è un ladruncolo di Tor Bella Monica, ridotto a vivacchiare grazie a piccoli crimini, che grazie a una contaminazione da manuale si ritrova dotato di superpoteri: diviene fortissimo e in grado di rigenerarsi molto rapidamente. Il primo istinto tuttavia lo porta a rapinare una banca, in modo rocambolesco e molto poco eroico, segno che probabilmente non basta un grande potere per accendere in un uomo ormai non più giovane la consapevolezza di avere una grande responsabilità (ammesso poi che in un adolescente sia più facile). Enzo così continuerebbe a vivere alla giornata, se non fosse che incontra Alessia, figlia del suo ultimo “datore di lavoro”, ossessionata dall’anime di Go Nagai Jeeg Robot, di cui vede in Enzo il protagonista Hiroshi Shiba. Come se non bastasse, il padre di Alessia era coinvolto in un’operazione malavitosa tra un clan camorrista e un piccolo boss locale, lo Zingaro, e ci vorrà poco affinché la situazione di Enzo si complichi e lo porti, in qualche modo, sulla strada del cambiamento. Continua la lettura di Uomini d’acciaio, intellettuali e supercattivi

“FibroMialgia: Fa Male” a cura di Romina Tamerici

FibroMialgia: Fa MaleIl libro di oggi è diverso da ciò di cui solitamente mi piace parlare. Non c’è molto di fantastico; anzi, le storie qui presenti sono reali e io stesso ho avuto modo di conoscerne alcune. Parlo di FibroMialgia: Fa Male, un eBook curato da Romina Tamerici che raccoglie le testimonianze di alcuni malati di questa strana malattia.

Prima fra tutti Fabrizia Mialgo, comune amica, la cui storia di sofferenza è in primo piano e fa da filo conduttore a tutte le altre, ripercorrendo per temi comuni (la diagnosi, il dolore, la famiglia…) il percorso che ogni persona affetta da questa sindrome, in un modo o nell’altro, si trova ad affrontare. Ciò che mi ha colpito è come da queste pagine traspaiano vissuti così simili e allo stesso tempo così differenti; di come in molte testimonianze si ritrovino esperienze o sentimenti comuni e di come, spostandoci in un altro contesto, queste stesse esperienze siano vissute in maniera molto diversa. È il caso della famiglia, per esempio, che può essere sostegno e motivo di forza, oppure un luogo freddo in cui non si dà credito alle sofferenze.

Ho parlato due volte di sofferenza, credo. Come ogni malattia, come ci ricorda il titolo dell’eBook, la fibromialgia fa male. È più propriamente una sindrome (ma per chi volesse inquadrarla rimando piuttosto all’ottima introduzione scritta da Romina) e chi ce l’ha soffre di dolore cronico, intenso, continuo e senza reali possibilità di guarirne, almeno stando alle conoscenze mediche attuali. In questo è forse simile ad altre malattie ben più terribili. Il fatto, però, è che diversamente da queste la fibromialgia non è riconosciuta dallo Stato Italiano: non sono concesse esenzioni, non viene investito nella ricerca scientifica. La condizione del malato è quindi di disagio e di mancato riconoscimento, che spesso, soprattutto se non ha la fortuna di avere una famiglia o amici che si sforzino di comprendere, si tramuta in solitudine. La solitudine è una delle costanti, in questo libro, e non mi è difficile comprendere che quel “fa male” nel titolo non è riferito solo ai sintomi ma anche a quello che è il contesto in cui un malato di fibromialgia si trova a vivere.

E mi ha fatto rabbia… Continua la lettura di “FibroMialgia: Fa Male” a cura di Romina Tamerici